La postmodernità è chiamata la serie di movimenti culturali, artistici e filosofici emersi dalla seconda metà del XX secolo. Nasce come reazione diretta al modernismo e al suo "fallimento" nella missione di far entrare in scena nuove tendenze, che si allontanerebbero dalle metodologie di lavoro già obsolete. Da notare che, nonostante le affinità che si possono riscontrare all'interno delle varie espressioni postmoderne, non è stato ancora possibile definire cosa rappresenti realmente, per mancanza, tra le cose, di un quadro teorico valido, per mancanza di dati preciso da analizzare.
Spesso i termini postmodernità vengono spesso confusi con il postmodernismo, uno dei movimenti letterari, anch'essi tipici dell'epoca. La postmodernità, nell'ambito dell'aspetto culturale, rifiuta l'idea del modernismo di "progresso e attuazione di forme nuove e innovative di espressioni e metodi di creazione". In quanto periodo storico, la postmodernità è caratterizzata dall'avere una società che pensa alla realizzazione individuale, che cerca di vivere nel presente e rifiuta l'idea del passato o del futuro; A questo si aggiunge la globalizzazione, fenomeno che ha segnato profondamente il comportamento delle persone, e la verità che i mass media "vendono".
Il pensiero postmoderno, allo stesso modo, assume sfumature simili, essendo tale: è anti-dualista, cioè esclude la dottrina della creazione basata su due assi: il bene e il male, sostenendo che escludono altre prospettive filosofiche; mette in discussione gli scritti, poiché questi non possono presentare fatti completamente veri, ma sono il riflesso del giudizio e della cultura dell'autore; è linguistico, perché il pensiero è modellato dal linguaggio; la verità solo come prospettiva, non come realtà universale.